Gli effetti catastrofici del cambiamento climatico stiamo imparando a conoscerli, ma forse non conosciamo le buone pratiche di adattamento e le tecnologie messe in atto da alcune realtà per arginare questa preoccupante problematica globale.
C’è un progetto italiano wow, che ne parla! Ho proprio esclamato wow quando l’ho scoperto. Si chiama Adaptation ed è un webdoc giornalistico che ci racconta sul web esempi concreti di buone pratiche per resistere al cambiamento climatico. “Siamo convinti che le buone pratiche vadano valorizzate per favorire lo scambio di conoscenze e risvegliare le conoscenze”, scrivono gli autori di questo progetto di constructive journalism, guidato da Marco Merola.
Le migliori esperienze di adattamento al climate change vanno dal ripensamento dei centri urbani al progettare difese ecosostenibili, dalla salvaguardia, rigenerazione e salvaguardia dell’acqua alla difesa del suolo, senza tralasciare l’adattamento delle colture per sfamare gli 11 miliardi di persone che popoleranno il pianeta nel 2050.
Adaptation, il progetto giornalistico transmediale
Navigando nel documentario Adaptation si trovano dati, notizie, foto e interviste a esperti di gestione del territorio, accademici, forestali, ingegneri e climatologi su quanto di utile alcuni di noi stanno facendo per arginare il cambiamento climatico.
Il racconto è diviso in capitoli e la prima puntata italiana è dedicata all’Emilia Romagna, una regione che già dal 2018 ha varato il suo piano di mitigazione e adattamento.
In questo pezzo d’Italia il tema dell’acqua è un importante filo conduttore perché sono nati numerosi progetti sulla gestione del ciclo idrico integrato, grazie a collaborazioni nate sul campo tra CNR, Consorzio di Bonifica Renana, Autorità di Bacino di Distretto del Fiume Po, Ecovillaggio Montale, Consorzio di Bonifica della Romagna e Gruppo Hera, quest’ultimo utilizza anche tecnologie di frontiera, che non sapevo neppure esistessero! Del resto Hera, la maggiore multiutility italiana per capitalizzazione e il secondo operatore nazionale nel settore idrico, fin dalla sua nascita ha investito più di 100 milioni di euro l’anno nel comparto dell’acqua.
Gestione dell’acqua da imitare
Fra lunghe sequenze di immagini immersive sono numerosi gli aspetti esplorati da Adaptation, a partire dal tema dell’acqua potabile. Hera garantisce sia la qualità attraverso impianti di potabilizzazione e laboratori di analisi all’avanguardia sia la disponibilità, grazie a un sistema di acquedotti interconnessi gestiti anche da remoto attraverso il proprio centro di telecontrollo, unico in Europa, e ai costanti investimenti nelle reti con tecnologie avanzate, come quelle satellitari, per la ricerca e la riduzione delle perdite idriche.
Come ci ricorda Adaptation: L’oro blu è una risorsa limitata. Solo il 3% dell’acqua presente sul pianeta è potabile e la stiamo consumando molto in fretta, per questo dobbiamo assolutamente preservarla.
Un’altra fondamentale sfida è quella delle acque reflue, che vengono trattate dalla multiutility per restituire la risorsa idrica all’ambiente per usi umani, ma anche per proteggere gli ecosistemi e la loro biodiversità, in piena ottica di economia circolare.

Ad esempio, l’impianto di depurazione di acque reflue Idar (serve un bacino equivalente di circa 800mila abitanti) è in grado di recuperare 7,5 milioni di metri cubi d’acqua ogni anno, corrispondenti ai consumi di una cittadina di circa 180 mila abitanti. Grazie a un importante progetto di riuso delle acque depurate, parte di queste acque viene scaricata in due canali dell’hinterland bolognese: il Savena abbandonato e il canale Navile, contribuendo alla salvaguardia ambientale dell’ecosistema e a supportare i fabbisogni idrici del comparto agricolo.
La positiva esperienza ha fatto nascere un altro progetto simile su altri 7 impianti di piccole dimensione che andranno a rivitalizzare altri corsi d’acqua della zona.
Tra le eccellenze del comparto fognario-depurativo raccontate da Adaptation spicca poi il Piano di Salvaguardia della Balneazione di Rimini, il più grande intervento di risanamento fognario realizzato in Italia negli ultimi vent’anni, che elimina gli sversamenti a mare e protegge l’ambiente e il turismo locale. È un progetto complesso e costoso che vi invito ad approfondire, cito solo che sotto Piazzale Kennedy ci sono giganti vasche che trattengono e immagazzinano temporaneamente le acque di scarico e piovane in eccesso, evitando che vengano sversate a mare e indirizzandole poi alla depurazione.
Non solo acqua
I progetti raccontati sono numerosi e interessanti, come potrete vedere anche voi navigando su Adptation.it. Tra quelli che mi hanno colpito spicca il bosco urbano selvatico di Bologna (20 ettari circa) un’area rinaturalizzatasi spontaneamente, in cui la vegetazione ha fagocitato le strutture ospitate nel passato e poi abbandonate dall’uomo. Stando agli studi effettuati, nei periodi di grande caldo in quest’area boschiva si registrano circa 7 gradi in meno rispetto alla zona urbana circostante.
Interessante anche l’eco villaggio Montale, nel modenese. È un quartiere residenziale a impatto zero in cui non solo le case ecologiche non emettono CO2 e non producono polveri sottili, ma ogni elemento ha un ruolo funzionale alla tutela dell’ambiente, al benessere della persona fuori e dentro casa.
Adaptation ci mostra che seppure il cambiamento climatico è in atto, con la sua portata di danni, a costituire un argine ci sono tante realtà che sfruttano le conoscenze e le tecnologie per essere più resilienti e sostenibili.
Post scritto in collaborazione con Hera

Lodevole iniziativa!