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Notte di san Giovanni: riti e credenze popolari

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Una notte carica di magia. La ricordo così quella di san Giovanni, a cavallo tra il 23 e il 24 giugno, quando con mia nonna Lucia e mia sorella Cristina mettevamo il bianco d’uovo in un vasetto pieno d’acqua e lo lasciavamo alla luce della luna. Al mattino andavamo a vedere la forma che aveva assunto: stranezze che assomigliavano a navi, nuvole, bottiglie e così via.
Questo rito popolare fa parte dei tanti legati alla notte di san Giovanni, che per la tradizione popolare segna i destini personali in un intero anno solare.

Albume d’uovo nella notte di san Giovanni

La sera del 23 giugno, quando già è buio, prima di andare a letto bisogna riempiere con acqua tre quarti di un bicchiere capiente oppure un vasetto di vetro trasparente e subito dopo versarci un albume d’uovo fresco. Va posizionato in un luogo esterno, ad esempio su un davanzale della finestra oppure su un tavolino in balcone.

Al sorgere del sole, la più anziana della famiglia cercherà di scrutare il destino, in base alla forma assunta dalle chiare d’uovo. Se assomiglia, ad esempio, a una barca è segno di partenza, a una casa è segno di lunga vita, a una bottiglia è segno di felicità, a un uovo è segno di maternità in arrivo.

Riti nella notte di san Giovanni

Nella notte di san Giovanni c’erano tanti riti divinatori da attuare per sapere qualcosa in più del futuro, sperando in anni benevoli.

Le ragazze mettevano tre fave sotto il cuscino sul quale dormivano, al mattino seguente ne sceglievano una a caso a occhi chiusi: se pescavano quella con la buccia, avrebbero trovato un marito ricco, nel caso di una fava sbucciata a metà, avrebbero avuto una posizione sociale intermedia e nel caso avessero pescato una fava senza buccia sarebbero state abbastanza povere.  

A mezzanotte si usava cogliere un ramo di felce, che andava tenuto in casa per aumentare i propri guadagni. Allo stesso scopo si comprava l’aglio perché: “Chi non compra l’aglio di san Giovanni, sarà poveretto tutto l’anno”.

Inoltre, era usanza raccogliere alla mezzanotte del 24 fiori ed erbe di stagione, come timo, rosmarino, salvia, basilico, maggiorana, noce, lavanda, rosa, alloro, finocchio selvatico, scotano, fiore di tiglio e caprifoglio, da tenere in ammollo fuori tutta la notte. La mattina seguente la stessa acqua veniva utilizzata per lavarsi ed aveva il potere di proteggere dalle malattie.

Usanze culinarie

Tra le usanze culinarie spiccava quella di fare scorpacciate di lumache, mangiarle distruggeva le avversità.
Il 24 giugno si preparava il nocino, ottenuto dall’infusione delle noci non ancora mature nell’alcol, con l’aggiunta di cannella e i chiodi di garofano. Il liquore, bevuto dopo almeno due mesi, si riteneva capace di far riacquistare le forze nei momenti del bisogno.

Anna Simone

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