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Metano, alla ricerca delle sue principali emissioni

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Il metano, potente gas serra le cui emissioni sono generalmente associate al settore zootecnico, invade indisturbato i cieli europei giungendo però da ben altre fonti.
Invisibili e molto inquinanti: sono queste le caratteristiche che accomunano le numerose fughe di metano che avvengono nelle infrastrutture di gas presenti in tutta Europa, Italia compresa. Un fenomeno preoccupante per l’alto impatto ambientale e documentato con una termocamera a infrarossi dall’Ong Clean Air Task Force.

Non episodi sporadici, ma un modus operandi consolidato, legato a guasti, perdite delle valvole, scarse manutenzioni degli impianti o alla pratica del “venting”, ossia dell’emissione volontaria e controllata dei gas da siti produttivi e di stoccaggio. Eppure, il metano ha un effetto serra circa 25 volte maggiore (dati IPCC) rispetto all’anidride carbonica nei primi 20 anni dopo l’emissione e queste ultime sono responsabili all’incirca del 25% del surriscaldamento globale. Un fenomeno grave e causato dai combustibili fossili, ben diverso dal ciclo biogenico del carbonio legato agli animali da allevamento.

Perdite e sfiati

Sono oltre 200 i siti dislocati in sette Paesi dell’Unione europea analizzati da Clean Air Task Force, da cui sono emerse perdite di metano filmate con una telecamera termica a infrarossi. Immagini che non lasciano dubbi. Sotto accusa sono finiti 123 siti di stoccaggio e raffinerie di petrolio e gas presenti in Austria, Repubblica Ceca, Germania, Ungheria, Italia, Polonia e Romania. Lungo l’intera filiera produttiva e di trasporto-stoccaggio degli idrocarburi si verificano nocive emissioni o sfiati di rilevanti concentrazioni di metano in atmosfera. Una problematica lasciata irrisolta per anni, considerando che finora l’UE non ha regolamentato le emissioni di metano nel settore energetico, quindi le aziende che gestiscono i siti esaminati dall’Ong non stanno violando le leggi. Lo scorso ottobre, Bruxelles ha avvisato le compagnie energetiche che sarebbero state soggette a nuove regole sulle fughe di gas, invitandole a istituire programmi di rilevamento e riparazione delle perdite per trovarsi pronte ad affrontare la nuova strategia sul metano europea, volta a ridurre le emissioni di questo gas-serra. Regole che dovrebbero arrivare entro la fine del 2021, anche se è improbabile che entreranno in vigore prima del 2023. È bene sottolineare che per il metano disperso in atmosfera è quasi impossibile risalire a una fonte specifica di provenienza, quindi per far sì che le emissioni siano arginate è fondamentale orientarsi verso un monitoraggio accurato dei punti di emissione.

Il problema del riscaldamento

Il periodo 2011-2020 è stato il decennio più caldo mai registrato, con una temperatura media globale di 1,1°C al di sopra dei livelli preindustriali nel 2019, secondo i dati Copernicus Climate Change Service, il programma europeo di osservazione della Terra che attraverso i satelliti elabora e divulga dati sullo stato di salute del globo.

Il riscaldamento globale legato alle azioni antropiche è attualmente in aumento a un ritmo di 0,2°C per decennio, il che è associato a gravi impatti negativi sull’ambiente naturale e sulla salute: le manifestazioni climatiche sempre più estreme degli ultimi anni sono una piccola dimostrazione del potenziale catastrofico legato a questa problematica.

La comunità internazionale ha riconosciuto la necessità di limitare il riscaldamento del Pianeta a massimo 1,5°C, ma le dispersioni di metano non aiutano, anzi. La soluzione? In prima battuta riparare le perdite e aggiustare i macchinari difettosi. Se finora non è stato fatto e si sono tollerate pratiche inquinanti pesanti, note e generalizzate, ora è tempo di regolamentare il settore perché il metano è un potente gas a effetto serra.

In altre parole, invece di attaccare sempre gli allevamenti, è tempo di orientarsi verso le vere origini di emissioni di metano. Che, al contrario di quanto succede in ambito agricolo e zootecnico, non rientrano neppure nel cosiddetto ciclo biogenico del carbonio. Infatti, quando si parla di emissioni di metano, ricordiamolo, il bestiame può essere parte della soluzione climatica.

Anna Simone


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