In tema di spreco alimentare siamo diventati più virtuosi. Continuiamo a buttare cibo nella spazzatura, ma decisamente meno. Nel 2020 sono finiti nel cestino dell’umido 27 kg di cibo a testa e cioè 3,6 kg in meno rispetto all’anno prima. Il che si traduce in oltre 222mila tonnellate di cibo salvato dallo spreco in Italia e un risparmio di 376 milioni di euro.
I dati emergono dal report di Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability, in occasione della Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, in calendario venerdì 5 febbraio.
Dove si concentra lo spreco alimentare
Dalla mappa dello spreco nel Belpaese emerge che siamo più disinvolti al sud. Qui si getta il 15% in più di cibo e avanzi (circa 600 grammi a settimana) e nei piccoli centri. Di contro si spreca meno a nord (circa 489 grammi a settimana) e in centro Italia (circa 496 grammi settimanali). E sono le famiglie con figli a gettare più spesso il cibo: in media lo fanno il 15% in più dei single, che si scoprono più oculati, così come i cittadini dei centri urbani rispetto ai piccoli comuni. A sorpresa, meno si guadagna e più si spreca, considerando che il 38% di italiani che si autodefiniscono di ceto basso/medio-basso getta più cibo rispetto agli altri.
“Colpisce l’attenzione allo spreco.L’85% chiede di rendere obbligatorie per legge le donazioni di cibo ritirato dalla vendita da parte di associazioni che si occupano di persone bisognose, in seguito all’aumento della povertà generato dalla pandemia”, commenta Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare.
Viva la qualità
La tendenza è quella di spendere qualche euro in più, ma mettere nel carrello della spesa cibo di qualità. Un orientamento che appartiene a 1 italiano su 3, mentre il 60% ricerca il miglior rapporto costo/qualità, a cui si aggiunge una sparuta minoranza che va sistematicamente in cerca del ribasso.
Cosa finisce di più nella spazzatura? In cima alla lista c’è la frutta fresca (37%), seguita da verdura fresca, cipolle aglio e tuberi, insalata e pane fresco.
Le cause dello spreco alimentare
Potremmo essere più virtuosi se non ci dimenticassimo di avere in frigo o in dispensa cibi a ridosso di scadenza, che si deteriorano o acquistati quando erano già sull’orlo della deperibilità. Gli italiani ammettono anche di comprare troppo e di calcolare male il cibo che serve e che finisce quindi per andare a male.
Cosa si potrebbe fare per prevenire? Le strategie di prevenzione e riduzione dello spreco coinvolgono in piccola parte l’aspetto tecnologico. Solo il 7,7% utilizza le app per il cibo last minute e il 3,2% per l’ortofrutta a ridosso di scadenza, con prezzi ribassati. Il 2,5% fa uso di piattaforme di scambio, il 3,4% utilizza app con ricette di riutilizzo e il 4,2% ricorre a quelle di gestione del cibo e monitoraggio delle scadenze. Nel complesso quindi la tecnologia sembra impattare poco, rispetto alle strategie di ‘buon senso’ nella fase di acquisto e gestione del cibo.
Aiuterebbe andare a fare acquisti con una lista della spesa basata sul menu settimanale, consumare prima gli alimenti deperibili e quelli prossimi alla scadenza, oppure appena scaduti ma ancora buoni, e conservare gli avanzi per mangiarli in seguito.
Anna Simone
