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	<title>Ecospiragli di Anna Simone</title>
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	<description>Una finestra sull&#039;ecologia e sull&#039;ambiente</description>
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	<title>Ecospiragli di Anna Simone</title>
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		<title>Carne bovina: consumi di acqua minori di quel che si pensi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ecospiragli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2022 16:13:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[acqua per produrre carne]]></category>
		<category><![CDATA[carne bovina acqua]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca Crea carne]]></category>
		<category><![CDATA[stress idrico carne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una fake news che, almeno una volta al mese, circola online declinata in varie salse: un chilo di carne</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2022/12/15/carne-bovina-consumi-di-acqua-minori-di-quel-che-si-pensi/">Carne bovina: consumi di acqua minori di quel che si pensi</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’è una <strong>fake news</strong> che, almeno una volta al mese, circola online declinata in varie salse: <strong>un chilo di carne bovina</strong> avrebbe <strong>un’impronta idrica</strong> <strong>di 15mila litri</strong>. Per fortuna non è così e, in una dieta equilibrata, la presenza di carne bovina non modifica in modo netto il nostro consumo di acqua. A metterlo nero su bianco è il <strong>CREA</strong>, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>MISURA DELL’IMPRONTA IDRICA</strong></h3>



<p>Partiamo dalle basi. Nel 1992, alla conferenza internazionale Onu di Dublino si definì come <strong>impronta idrica</strong> (water footprint) il volume di acqua dolce necessaria per produrre un qualsiasi bene o servizio (quindi anche i famigerati <strong>15mila litri per kg di carne</strong>). In poco tempo ci si rese conto della difficoltà di misurare in modo corretto la water footprintper avere dei dati reali e limitare lo spreco di acqua dolce.</p>



<p>Il problema della misura quantitativa si risolse introducendo la <strong>suddivisione in tre frazioni dell’acqua</strong> utilizzata per produrre un bene:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>la&nbsp;<strong>verde,</strong>&nbsp;dovuta all’acqua piovana</li><li>la&nbsp;<strong>blu</strong>, acqua delle falde e dei bacini idrogeologici</li><li>e la&nbsp;<strong>grigia</strong>, cioè l’acqua necessaria a dilavare le molecole inquinanti.</li></ul>



<p>Per calcolare la water footprint si propose un modello che segue il concetto <strong>di valutazione del ciclo di vita LCA</strong> (Life Cycle Assessment),&nbsp;standardizzato successivamente nel 2014 da ISO 14046. Quindi scientifico e usato in tutto il mondo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>CONSUMO DI ACQUA E CARNE BOVINA</strong></h3>



<p>Il 90% dell’acqua che serve a <strong>produrre carne</strong> è di tipo verde, in altre parole è acqua piovana che cade sul suolo e solo il 5-7% è di acqua blu, ossia proveniente dalle falde e dai bacini idrogeologici.</p>



<p>Per una porzione di carne di<strong> 80 grammi </strong>si consumano <strong>meno di 100 litri di acqua blu</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2022/12/image.png" alt="" class="wp-image-11774" width="502" height="382" srcset="https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2022/12/image.png 1004w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2022/12/image-300x228.png 300w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2022/12/image-768x584.png 768w" sizes="(max-width: 502px) 100vw, 502px" /><figcaption>Foto da Crea</figcaption></figure></div>



<p>Ma non è tutto. Siccome l’impronta idrica (verde e blu) comprendeva anche una quota di <strong>evapotraspirazione</strong> del suolo, non si poteva prescindere dal considerare l’efficienza dell’uso dell’acqua, le condizioni pedoclimatiche del suolo e i diversi sistemi di produzione zootecniche, che vanno da estensivi, con minor uso di acqua blu, a intensivi.</p>



<p>Considerando una <strong>buona efficienza</strong> del sistema irriguo in un allevamento estensivo italiano di bovini da carne, un consumo di 790 l/kg di carne, che possono al massimo diventare 3609 l /kg in un sistema di irrigazione poco efficiente. Nei sistemi intensivi con maggiore utilizzo di acqua blu il range va da 2.302 a 7.000 l/kg.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>NON SOLO CARNE</strong></h3>



<p>Un <strong>allevamento zootecnico da carne</strong>, in particolare di tipo estensivo, che adotta tecniche di agricoltura conservativa, non produce solo carne, ma grazie all’uso di foraggi grossolani e pascolo utilizza per fini produttivi anche aree destinate ad essere abbandonate, in particolare quelle marginali. Conseguenze?</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Maggiore fissazione di carbonio organico nel suolo e minor rilascio di anidride carbonica</strong> in atmosfera</li><li><strong> limitazione degli incendi estivi</strong>;</li><li><strong>minore dilavamento e dissesti idrogeologici</strong>;</li><li><strong>arricchimento di azoto</strong>, sia grazie alle deiezioni sia con la coltivazione di leguminose e così via</li></ul>



<p>Il bovino, inoltre, non necessita di un utilizzo ingente dell’acqua nei mesi più caldi. Tutti i ruminanti in grado di <strong>digerire la cellulosa</strong> garantiscono uno stoccaggio, sottoforma di alimenti, delle risorse idriche autunno primaverili.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>STRESS IDRICO</strong></h3>



<p>Qual è l’impatto degli allevamenti di bovini da carne sulle riserve idriche? Per calcolarlo si ricorre anche allo <strong>stress idrico</strong>, definito come <strong>la mancanza di capacità di soddisfare la domanda umana ed ecologica di acqua dolce</strong>. Fu Pfister, nel 2014, a ipotizzare un indice di stress idrico che varia da 0,01 (scarsità idrica minima) a 1 (scarsità idrica massima) ed è legato al periodo dell’anno e alle condizioni metereologiche.</p>



<p>Se i<strong> bacini idrogeologici </strong>sono in<strong> sofferenza idrica</strong>, l’impronta idrica blu pesa di più se sono in sofferenza per motivi metereologici; l’impronta verde di un alimento diminuisce a discapito di un incremento di quella blu.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>LA SOLUZIONE NON È MANGIARE MENO CARNE</strong></h3>



<p>Va mangiato il giusto quantitativo di carne legato ai consigli della <strong>dieta mediterranea</strong>. Privarsene perché si ritiene che, mangiandone meno, si contribuisca comunque alla salvaguardia delle risorse idriche, non è la soluzione.</p>



<p><strong>Se si sostituisce parte della carne</strong> con verdura e frutta, che derivano da colture irrigue, <strong>il consumo complessivo di acqua nella dieta non varia in modo sostanziale</strong>. Come si vede dalla foto seguente<strong>, non ci sono differenze nel consumo di acqua per la dieta EAT-Lancet con porzioni ridottissime di carne</strong> (meno di 100g a settimana)<strong> e la Dieta Mediterranea</strong> (300g di carne a settimana).</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2022/12/image-1.png" alt="" class="wp-image-11775" width="502" height="412" srcset="https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2022/12/image-1.png 1004w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2022/12/image-1-300x246.png 300w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2022/12/image-1-768x630.png 768w" sizes="(max-width: 502px) 100vw, 502px" /></figure></div>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Foto da Crea: Confronto dell’impronta idrica (L di acqua consumata giornalmente da ogni persona per alimentarsi) tra le diete EAT -Lancet e Mediterranea rispetto alla dieta più comune di alcuni paesi <strong>(Cambeses-Franco et al. 2022).</strong></p></blockquote>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>CONCLUSIONE</strong></h3>



<p>La nostra dieta, se equilibrata, non incide sul <strong>risparmio idrico</strong> e le indicazioni che emergono dall’analisi dell’impronta idrica degli alimenti &#8211; come spiegano dal CREA &#8211; non sono fatte per modificare le nostre <strong>scelte alimentari</strong>. Le indicazioni che derivano da un calcolo corretto dell’impronta idrica aiutano nelle scelte politiche, economiche e di sviluppo tecnologico legate al settore agrifood di un Paese.</p>



<p>Largo spazio quindi alla <strong>pianificazione delle produzioni zootecniche</strong>. La <strong>ricerca del CREA</strong> sta dando delle indicazioni nell’ambito della zootecnia di precisione, dell’utilizzo di sottoprodotti nella razione, nella modificazione genetica delle principali colture foraggere e nell’efficienza produttiva e riproduttiva degli animali, così da mitigare lo <strong>stress idrico dovuto agli allevamenti</strong>. Non la dieta di ciascuno di noi.</p>
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		<title>Vacanze di Natale 2022: quattro mete green</title>
		<link>https://www.ecospiragli.it/2022/12/14/vacanze-di-natale-2022-quattro-mete-green/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ecospiragli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2022 11:29:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Stili di vita green]]></category>
		<category><![CDATA[capodanno green]]></category>
		<category><![CDATA[mete natale 2022]]></category>
		<category><![CDATA[mete natale green]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Natale e Capodanno possono essere all&#8217;insegna della sostenibilità e della bellezza. Alcuni comuni si sono reinventati, trovando modi alternativi per</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Natale e Capodanno possono essere all&#8217;insegna della sostenibilità e della bellezza. Alcuni comuni si sono reinventati, trovando modi alternativi per rendere bello e luminoso il periodo delle festività natalizie. Altri invece, a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia, hanno puntato su un Natale più sottotono riducendo le luminarie e il numero degli eventi dedicati alla festa più attesa dell’anno per i bambini. Vediamo le <strong>mete green</strong>, sostenibili e ricche di spirito natalizio.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Carezza, a tutta neve</strong></h3>



<p><a href="https://carezza.it/it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Carezza </a>è la prima località sciistica ad aver aderito al <strong>Patto per la Neutralità Climatica 2025</strong> ed è fondatrice, insieme alla svizzera Arosa, del <strong>progetto di tutela Zone sciistiche climatiche alpine</strong> dedicato al risparmio di energia e acqua, grazie a un programma ad hoc per il risparmio energetico e la produzione di energia rinnovabile. Tra le misure messe in atto spicca l’installazione di<strong> speciali tappeti energetici </strong>tra la seggiovia Paolina e la cabinovia Hubertus: sono degli speciali <strong>tapis roulant che, oltre ad agevolare gli spostamenti degli sciatori, riescono a recuperare energia dai passi delle persone</strong>, che poi viene trasferita alla cabinovia, usandola per portare in quota gli stessi sciatori.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>A Trento mercatini di Natale a energia green</strong></h3>



<p>Per gli amanti dei mercatini natalizi imperdibile è quello di<a href="https://www.comune.trento.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Trento</a>, che quest’anno vede protagoniste anche due biciclette particolari. Sono collocate nel cuore della città fino all’8 gennaio e pedalando chiunque può contribuire attivamente a illuminare la magia del Natale: <strong>ogni minuto di pedalata si trasforma in energia pulita</strong>, grazie al collegamento con un accumulatore, utilizzata per l’accensione delle luci. Ma non è tutto. Oltre<strong> a illuminare gli stand e le vie cittadine è l’energia 100% pulita</strong> proveniente dalle centrali idroelettriche e una serie di accorgimenti promossi dall’amministrazione comunale consente di ridurre i consumi del 20% rispetto al 2021. Quanto al lato gastronomico, tutte le stoviglie utilizzate per mangiare le pietanze che le richiedono, sono compostabili.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sant&#8217;Antonio Abate e le irrinunciabili luminarie</strong></h3>



<p><a href="https://www.comunesantantonioabate.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sant’Antonio Abate</a>, piccolo paese in provincia di Napoli e alle porte del Cilento, ha deciso di <strong>illuminare il Natale con il </strong>sole grazie all&#8217;energia prodotta dai pannelli fotovoltaici sono accese le tradizionali luminarie natalizie. Un modo per risparmiare e per tutelare l’ambiente senza rinunciare alla magia del Natale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Empoli, emissioni compensate da nuovi alberi</strong></h3>



<p>Per il quarto anno consecutivo a <a href="https://www.comune.empoli.fi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Empoli</a> c’è una grande manifestazione che si svolge all’insegna del green e della solidarietà. Il ricavato sarà in parte devoluto al polo pediatrico dell’Ospedale San Giuseppe di Empoli e in parte impiegato per<strong> l’acquisto di alberi col progetto Carbon Neutral</strong>. Il tutto in ottica green: <strong>le installazioni luminose sono tutte temporizzate e dotate di tecnologie di ultima generazione che permetteranno di abbattere i costi e le emissioni di CO2, che saranno compensate con la piantumazione di nuovi alberi</strong>.</p>



<p>Mete consigliate da Senec, che sviluppa e produce sistemi intelligenti di accumulo di energia sostenibile.</p>
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		<title>Le varie tipologie di tè, differenze e benefici</title>
		<link>https://www.ecospiragli.it/2022/11/10/le-varie-tipologie-di-te-differenze-e-benefici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ecospiragli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2022 06:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Stili di vita green]]></category>
		<category><![CDATA[tè bianco]]></category>
		<category><![CDATA[tè e Pu Erh]]></category>
		<category><![CDATA[Tè Oolong]]></category>
		<category><![CDATA[tè rari]]></category>
		<category><![CDATA[tè verde bio]]></category>
		<category><![CDATA[tipologie tè]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non solo nella cultura orientale o inglese, il tè è ormai diffuso in tutto il mondo e sono in molti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2022/11/10/le-varie-tipologie-di-te-differenze-e-benefici/">Le varie tipologie di tè, differenze e benefici</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non solo nella cultura orientale o inglese, il <strong>tè è ormai diffuso in tutto il mondo</strong> e sono in molti coloro che ne hanno fatto del suo consumo una vera e propria abitudine.<br><strong>Fonte di teina o caffeina</strong>, può essere un ottimo sostituto del caffè per tutte quelle persone che hanno bisogno di un po’ di carica, ma non amano il sapore amaro. E io rientro in questa categoria!<br>Quali sono le proprietà del tè? Al di là dei due stimolanti, apporta<strong> molti benefici</strong> e gustarne una tazza fumante è un modo piacevole per spezzare la giornata concedendosi una pausa di benessere.<br>Il <strong><a href="https://www.cupper-teas.it/le-nostre-bevande/te-verde" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tè verde biologico</a></strong> è sicuramente il più famoso e consumato tra le numerose <strong>tipologie di questa bevanda, </strong>ognuna con benefici o proprietà specifiche. Conoscerle può essere utile per scegliere il tè migliore al momento giusto.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><a></a><strong>Le tipologie di tè e le loro proprietà</strong></h3>



<p>Nonostante ci siano davvero molte tipologie di tè, hanno tutte <strong>qualcosa in comune</strong>.<br>In primis, <strong>derivano dalla stessa famiglia di piante</strong> (la <em>Camelia</em>)e possono differire tra loro solo per la specie di appartenenza o per la tipologia di lavorazione. In secondo luogo, <strong>tutte contengono teina o caffeina</strong>, ma in quantità differenti.<br>A proposito, conoscete la <strong>differenza tra teina e caffeina? </strong>Un tempo erano considerate due sostanze differenti, poi è stato scoperto che hanno la stessa identica composizione chimica, perciò <strong>sono la stessa sostanza</strong>, anche se si continua a chiamarle in maniera differente per semplicità.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><a></a><strong>Té verde</strong></h3>



<p>Il tè verde è prodotto con <strong>foglie non ossidate</strong> e per questo motivo restano verdi.<br><strong>Contiene teina</strong>, che ha un’azione stimolante, ed è un <strong>antiossidante</strong> indicato per combattere l’invecchiamento della pelle. Aiuta inoltre a liberarsi di sostanze tossiche nei tessuti, cosa che lo rende anche un <strong>potenziale alleato contro il tumore</strong>.<br>Può <strong>ridurre il rischio di malattie cardiache</strong> migliorando l’attività cardiovascolare e combatte l’accumulo di colesterolo cattivo a favore di quello buono. Infine, ha azione<strong> depurativa e drenante</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><a></a><strong>Té nero</strong></h3>



<p>Il tè nero è ricavato da<strong> foglie molto ossidate</strong>, per questa ragione assume una colorazione nera. Essendo molto ossidato perde numerose delle sue proprietà, ma mantiene comunque una <strong>buona quantità di teina</strong> e altri stimolanti, il che lo rendono un perfetto sostituto del caffè. Grazie alla buona quantità di teina, resta anche un ottimo <strong>drenante e ha funzioni diuretiche</strong>. Anche se meno numerose rispetto al tè verde, ha inoltre<strong> sostanze antiossidanti e protettive</strong> per il nostro organismo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><a></a><strong>Tè bianco</strong></h3>



<p>Molto raro, non è ricavato dalle foglie della pianta bensì<strong> dalle sue gemme</strong>. L’avreste mai detto?<br>Il tè bianco ha<strong> meno caffeina</strong> rispetto agli altri tipi di tè e quindi via libera a gustarne una tazza anche la sera o il pomeriggio, certo con moderazione.<br>Nonostante abbia <strong>meno sostanze</strong> rispetto agli altri tipi di tè, mantiene <strong>effetti antiossidanti</strong> e proprietà benefiche per il<strong> sistema cardiovascolare</strong>.<br>Inoltre,<strong> accelera il metabolismo</strong> aiutando nello scioglimento dei grassi, e questo lo rende un buon alleato in una dieta ipocalorica.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><a></a><strong>Tè Oolong e Pu Erh</strong></h3>



<p>Il<strong> tè Oolong ha un’ossidazione a metà</strong> tra quello verde e quello nero, e di conseguenza anche proprietà a metà tra i due, ma funziona bene come <strong>brucia grassi</strong>.<br>Il <strong>tè Pu Erh </strong>invece è un<strong> tè fermentato</strong>, invecchiato e con poca<strong> caffeina</strong>, ma proprietà che accelerano il metabolismo. Entrambi questi tè sono molto rari. Io personalmente non ho mai avuto occasione di sorseggiarne uno.</p>



<p>Qual è il vostro tè preferito?</p>



<p>Post scritto in collaborazione con Cupper</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2022/11/10/le-varie-tipologie-di-te-differenze-e-benefici/">Le varie tipologie di tè, differenze e benefici</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>FAO: attenzione alle emissioni della fase di trasformazione dei sistemi alimentari</title>
		<link>https://www.ecospiragli.it/2021/12/17/fao-attenzione-alle-emissioni-della-fase-di-trasformazione-dei-sistemi-alimentari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ecospiragli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Dec 2021 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni filiera agricola]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni filiera alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[monitoraggio emissioni carbonio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ha preso il via il monitoraggio delle emissioni carbonio dei sistemi agroalimentari in tutto il mondo. La fase più impattante, di questo passo, potrebbe essere presto quella della trasformazione alimentare e non quella agricola.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2021/12/17/fao-attenzione-alle-emissioni-della-fase-di-trasformazione-dei-sistemi-alimentari/">FAO: attenzione alle emissioni della fase di trasformazione dei sistemi alimentari</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per sconfiggere il nemico bisogna conoscerlo. Va in questa direzione l’iniziativa della <strong>FAO</strong>, l&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;alimentazione e l&#8217;agricoltura, che ha presentato una nuova <strong>banca dati</strong> per monitorare le <strong>emissioni di carbonio dei sistemi agroalimentari</strong> in tutto il mondo. L’agricoltura e lo sfruttamento di suolo in un futuro prossimo potrebbero<strong> non</strong> essere i maggior contributori di gas a effetto serra dell’agrifood, a causa della forte crescita di quelli generati dalla <strong>trasformazione alimentare</strong>:<strong> imballaggio, trasporto, refrigerazione, vendita al dettaglio, consumo domestico e smaltimento dei rifiuti.</strong></p>



<p>Il quadro emerge da un nuovo studio, <em>“<a href="https://www.researchgate.net/publication/355984070_Pre-_and_post-production_processes_along_supply_chains_increasingly_dominate_GHG_emissions_from_agri-food_systems_globally_and_in_most_countries" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pre- and post-production processes along supply chains increasingly dominate GHG emissions from agri-food systems globally and in most countries</a>”</em> condotto appunto dalla FAO e firmato da ricercatori di diverse istituzioni (compresa l’ONU), che richiama l’attenzione su quei <strong>fattori inquinanti non correlati alle attività agricole né ai cambiamenti nell&#8217;uso del suolo</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Occhio alle emissioni inquinanti della filiera alimentare</h3>



<p>“La tendenza più importante nell’ultimo trentennio a partire dal 1990 &#8211; osserva <strong>Francesco Tubiello</strong>, responsabile statistiche ambientali FAO &#8211; è il ruolo sempre più rilevante delle <strong>emissioni inquinanti</strong> legate al cibo e generate nei <strong>processi di pre e post produzione</strong> lungo le filiere alimentari. Ciò ha ripercussioni per le strategie nazionali di mitigazione, considerando che fino a poco tempo fa queste si sono concentrate principalmente sulla <strong>riduzione all&#8217;interno dell&#8217;azienda agricola</strong> e sulla <strong>CO<sub>2</sub> derivante dal cambiamento di uso del suolo</strong>&#8220;.</p>



<p>Da qualche anno a questa parte stanno iniziando a pesare molto le emissioni legate alla <strong>vendita al dettaglio</strong>, compresi i &#8220;<strong>gas fluorurati</strong>&#8221; legati alla <strong>refrigerazione</strong> e agli impatti climatici, che si sono <strong>moltiplicati più del settuplo dal 1990</strong>, mentre quelli provenienti dai <strong>consumi delle famiglie</strong> sono <strong>più che raddoppiati</strong>.</p>



<p>Mentre le <strong>emissioni dei sistemi alimentari</strong>, in proporzione al totale, sono diminuite a livello globale dal 40% nel 1990 al 31% nel 2019, nei Paesi in cui predominavano i moderni sistemi agroalimentari si è verificato il contrario, ovvero sono <strong>aumentate dal 24% nel 1990 al 31% nel 2019</strong>. Un aumento delle emissioni trainato per lo più dall&#8217;<strong>anidride carbonica, </strong>a conferma del peso crescente dei processi di pre- e post-produzione che normalmente prevedono l&#8217;utilizzo di <strong>energia derivata da combustibili fossili</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Filiera alimentare e filiera agricola</h3>



<p>Dallo studio emerge che dei 16,5 miliardi di tonnellate di<strong> emissioni di gas serra </strong>dovute alle emissioni totali globali <strong>dei sistemi agroalimentari </strong>nel 2019, 7,2 miliardi di tonnellate provenivano dalle imprese agricole, 3,5 dal cambiamento di uso del suolo e 5,8 miliardi di tonnellate dai <strong>processi di trasformazione della catena di approvvigionamento. </strong>E quest’ultima categoria emette già <strong>la maggior quantità di anidride carbonica</strong>, la metrica chiave man mano che si accumula, mentre le attività <strong>nelle aziende</strong> agricole sono state di gran lunga le maggiori emettitrici di <strong>metano e protossido di azoto</strong>, senza dimenticare che il decadimento dei rifiuti alimentari genera altrettanto significativi quantità di metano.</p>



<p>La FAO ora ha reso tutte queste informazioni disponibili sul portale <a href="https://www.fao.org/faostat/en/#data" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>FAOSTAT</strong></a>: una <strong>banca dati legata a 236 Paesi e territori nel periodo 1990-2019</strong>, che viene aggiornata annualmente. Un’iniziativa scientifica che può aiutare sia chi amministra sia i consumatori sia gli imprenditori del comparto <strong>agroalimentare</strong> a comprendere nel dettaglio il reale impatto delle catene di approvvigionamento globali, nell’ottica di <strong>riduzione delle emissioni</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2021/12/17/fao-attenzione-alle-emissioni-della-fase-di-trasformazione-dei-sistemi-alimentari/">FAO: attenzione alle emissioni della fase di trasformazione dei sistemi alimentari</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
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		<title>Menu delle feste natalizie: 10 ispirazioni di piatti dal mondo con pesce sostenibile</title>
		<link>https://www.ecospiragli.it/2021/12/14/menu-delle-feste-natalizie-10-ispirazioni-di-piatti-dal-mondo-con-pesce-sostenibile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ecospiragli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Dec 2021 16:29:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food]]></category>
		<category><![CDATA[menu feste senza carne]]></category>
		<category><![CDATA[menu natale]]></category>
		<category><![CDATA[MSC Marine Stewardship Council]]></category>
		<category><![CDATA[pesce sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel Belpaese la cena della Vigilia è per lo più base di pesce, da nord a sud la carne è</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2021/12/14/menu-delle-feste-natalizie-10-ispirazioni-di-piatti-dal-mondo-con-pesce-sostenibile/">Menu delle feste natalizie: 10 ispirazioni di piatti dal mondo con pesce sostenibile</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel Belpaese la cena della Vigilia è per lo più base di pesce, da nord a sud la carne è destinata al giorno di Natale. Anche nel resto del mondo la situazione è simile: <strong>prelibatezze di provenienza marina cucinate con maestria e sapienza</strong>.<br>MSC Marine Stewardship Council, organizzazione non profit che promuove la salute degli oceani con un programma di certificazione di prodotti ittici pescati sostenibilmente, ha ricercato <strong>le tradizioni natalizie in tema di pesce di diversi Paesi del mondo</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Australia e gamberi</strong></h3>



<p>Sulle tavole natalizie australiane non possono mancare i gamberi freschi e sostenibili: il 40% di quelli consumati dagli australiani in un anno viene consumato a Natale. Tra le proposte più gettonate c’è il <strong>larb di gamberi</strong>, un&#8217;insalata thailandese fresca e fragrante(lì ora è estate) servita in tazze di lattuga che offre il perfetto equilibrio tra salato e dolce, acido e piccante.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Danimarca: aringhe marinate o stagionate</strong></h3>



<p>Che siano <strong>aringhe marinate in aceto e zucchero</strong> con cipolle, aneto e pepe o con spezie calde &#8211; come noce moscata e pimento-, oppure <strong>stagionate in una maionese al curry </strong>servita con uova, l’essenziale è scegliere le aringhe con il marchio blu sulla confezione. In genere vengono <strong>servite su pane scuro di segale con un generoso strato di grasso di maiale o di burro</strong> e accompagnare da akvavit, un distillato aromatizzato al cumino.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Messico: stufato di merluzzo</strong></h3>



<p>Tra le tradizioni natalizie messicane c’è lo <strong>stufato di pesce, preparato con merluzzo, olio d&#8217;oliva, aglio, cipolla, pomodoro, mandorle, peperone, olive, patate cambray, prezzemolo, peperoncino, chiodi di garofano, cannella, origano e aceto di canna</strong>. Il merluzzo con il marchio blu di MSC è pescato in modo sostenibile, un particolare fondamentale per assicurare le riserve ittiche locali e globali anche per il futuro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="800" height="533" src="https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2021/12/pesce-sostenibile-natale-giappone.jpg" alt="giappone natale pesce sostenibile" class="wp-image-11742" srcset="https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2021/12/pesce-sostenibile-natale-giappone.jpg 800w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2021/12/pesce-sostenibile-natale-giappone-300x200.jpg 300w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2021/12/pesce-sostenibile-natale-giappone-768x512.jpg 768w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2021/12/pesce-sostenibile-natale-giappone-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Giappone: il pesce che porta fortuna</strong></h3>



<p>Una tradizione del nuovo anno celebrata dai giapponesi in America è <strong>l&#8217;osechi-ryori, cibi tradizionali gustati il giorno di Capodanno serviti in scatole chiamate jubako</strong> (simili ai bento) include uova di aringa, alghe, gamberi cotti, yellowtail teriyaki, torte di pesce e molto altro. Tutti gli ingredienti dell&#8217;osechi hanno significati di buona fortuna, salute o prosperità. Il Kazunoko (uova di aringa), per esempio, viene mangiato per pregare per la prosperità dei discendenti, poiché contiene molte uova (piccole uova di pesce); mentre l’ebi (gambero), essendo piegato all&#8217;indietro con lunghi baffi, viene paragonato a un vecchio e la gente lo mangia per propiziare la propria longevità.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Regno Unito: fish pie</strong></h3>



<p>Sulle tavole inglese della cena della Vigilia è <strong>immancabile una buona fish pie, un pasticcio di pesce</strong>. Il nasello mantiene consistenza e gustosità all’interno del pasticcio, e gli si può dare un tocco speciale aggiungendo capesante e gamberi marroni, dal sapore più deciso rispetto a quelli più piccoli. È bene scottare il pesce e le capesante prima di aggiungerli al composto del pasticcio, prima di infornarlo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Russia: aringhe in pelliccia</strong></h3>



<p>L’aringa in pelliccia è un’insalata tradizionale in Russia servita a Natale e Capodanno: le temperature possono arrivare ai -39°C e anche un’aringa deve indossare una pelliccia! Un’insalata gustosissima anche agli occhi grazie al colore dato dalla barbabietola nella maionese. <strong>Può essere arricchita da tuorli d&#8217;uovo sodo tritati o decorata con rose di barbabietole o carote scolpite</strong>. Viene servita a fette come fosse una torta o una gelatina di carne o semplicemente servita a grandi cucchiaiate.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sudafrica: festeggiare in spiaggia con lo stufato di pesce</strong> sostenibile</h3>



<p>Se è vero che il potjie (stufato tipicamente cotto all’aperto, in un calderone a tre gambe) è un piatto popolare tutto l’anno in Sudafrica, quello di Natale ha sempre un sapore speciale. E da quando la pesca al nasello della Namibia ha ricevuto la certificazione MSC permettendo alla comunità locale di mantenere e rafforzare i propri mezzi di sussistenza, c’è una ragione in più per preparate il potjie di nasello.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Stati Uniti d’America: il banchetto dei 7 pesci</strong></h3>



<p>Tradizione portata avanti dalla comunità italo-americana nostalgica del Belpaese è il il banchetto dei 7 pesci che prevede una cena della Vigilia di <strong>7 portate tipicamente a base di pesce</strong> (gamberi, cozze, calamari o capesante) accompagnato da pasta, verdure saltate e del buon vino.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="533" src="https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2021/12/pesce-sostenibile.jpg" alt="" class="wp-image-11743" srcset="https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2021/12/pesce-sostenibile.jpg 800w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2021/12/pesce-sostenibile-300x200.jpg 300w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2021/12/pesce-sostenibile-768x512.jpg 768w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2021/12/pesce-sostenibile-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Belgio: gamberetti o salmone</strong></h3>



<p>Un antipasto popolare belga a Natale è il <strong>pomodoro fresco ripieno di gamberetti e maionese coronato da una cima decorativa di pomodoro</strong>, ma un’alternativa che coinvolge anche i più piccoli è il salmone in crosta di pasta sfoglia, preparato avvolgendo degli spinaci e un grosso pezzo di filetto di salmone certificato MSC nella pasta sfoglia che viene cotto in forno fino a quando è ben rosa. I bambini si possono sbizzarrire a decorare la pasta con erbe e forme di pasta natalizie.</p>



<p>Tutti questi piatti tradizionali potrebbero scontrarsi con la preoccupante condizione in cui versano le risorse ittiche globali, di cui il 34% risulta sfruttata a livelli non sostenibili secondo la FAO. È bene scegliere sempre pesce con il <a href="https://www.msc.org/it/cosa-puoi-fare/10-motivi-per-scegliere-il-marchio-blu?gclid=Cj0KCQiAnuGNBhCPARIsACbnLzrtScT1PcYmT0WvgksLIcKZSa47PP7K5ORmVR0rLQ-KXflPsFZbF8EaAkHyEALw_wcB" target="_blank" rel="noreferrer noopener">marchio blu MSC sulla confezione</a>, che assicura il rispetto delle condizioni di sostenibilità e garantisce un rigoroso controllo della catena di approvvigionamento. Il marchio blu si trova su molti prodotti surgelati, in conserve e pet food per gli amici animali.</p>



<p></p>
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		<title>Alimenti plant based: le critiche degli ambientalisti</title>
		<link>https://www.ecospiragli.it/2021/11/30/alimenti-plant-based-le-critiche-degli-ambientalisti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ecospiragli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 06:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[carne vegana]]></category>
		<category><![CDATA[finta carne]]></category>
		<category><![CDATA[plant based]]></category>
		<category><![CDATA[proteine vegetali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le aziende che hanno investito in prodotti a base di proteine vegetali non sarebbero abbastanza sostenibili e trasparenti sulle loro emissioni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dalla <strong>finta carne</strong> alle finte uova. Ce ne sono a iosa di cibi a base di proteine vegetali che richiamano il sapore di quelle di origine animale. Stiamo vivendo un pieno boom e gli scaffali dei supermercati che aumentano di mese in mese lo spazio dedicato al settore <strong>vegan</strong> ne sono una lampante dimostrazione. Eppure ci sono delle criticità: <strong>lo scenario non è così a impatto zero come sembra</strong>. Colpa delle aziende che hanno investito in questo business avvolto dall’alone green, ma non sulla propria sostenibilità ambientale.</p>



<p>Secondo Boston Consulting Group, società di consulenza strategica, i consumi di prodotti alternativi a quelli di origine animale arriveranno a 97 milioni di tonnellate l’anno, sostituendo l’11% degli acquisti attuali, per <strong>un</strong> <strong>fatturato globale di 290 miliardi di dollari nel 2035</strong>. Non bruscolini. Tutto bene dunque? Sul fronte green no.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>I prodotti a base vegetale non sono sempre green</strong></h3>



<p>In un recente articolo del New York Times si punta il dito contro le realtà industriali legate al mercato dei <strong>prodotti a base vegetale</strong>, capaci sì di riproporre almeno in parte gli iconici sapori tradizionali della vera carne &#8211; dal pollo alla bistecca, senza tralasciare l’hamburger- ma non di salvaguardare l’ecosistema. Il problema è che queste aziende <strong>non sono trasparenti sulle emissioni</strong>, quindi <strong>non c’è certezza sulla reale sostenibilità ambientale</strong> della loro offerta di referenze. In soldoni, proporre <strong>cibi vegetali alternativi alla carne</strong> non si traduce in automatico in un minor tasso di inquinamento.</p>



<p>&#8220;Non abbiamo informazioni sufficienti per affermare che Beyond Meat, azienda alimentare <em>plant-based</em><strong>,</strong> sia diversa da JBS, la più grande azienda di lavorazione della carne nel mondo &#8220;, ha affermato <strong>Roxana Dobre</strong>, manager della ricerca sui beni di consumo di <strong>Sustainalytics</strong>, società che valuta la sostenibilità delle aziende in base al loro impatto ambientale&#8221;.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le aziende che puntano sul vegetale non sono sempre trasparenti</strong></h3>



<p>Di primo acchito sembra logico ritenere che le realtà aziendali alimentari <strong>plant based</strong> siano più sostenibili a livello ambientale rispetto ai trasformatori di <strong>carne</strong>. Di fatto <strong>né Beyond Meat né</strong> <strong>Impossible Foods</strong>, sua maggiore concorrente, <strong>rivelano la quantità totale di emissioni di gas serra generata dai loro cibi “veg”</strong> in tutti gli step di produzione o lungo le filiere di approvvigionamento. Inoltre, <strong>non sono pubblici nemmeno i loro impatti sulle foreste, né tantomeno il loro consumo idrico</strong>.</p>



<p>Incredibile, ma vero. Basta andare sul sito internet delle aziende in questione per farsi un’idea più precisa. Prendiamo la prima azienda citata, nota in tutto il mondo. Compare subito l’invito a <strong>proteggere il pianeta</strong> e sono presenti molte caratteristiche sui prodotti, incluse le liste degli ingredienti. Queste ultime sono lunghissime, ad esempio <strong>per le salsicce plant-based abbiamo contato 29 voci di ingredientistica, nel caso dei veg-burger 22</strong>, le altre referenze viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda.</p>



<p>Andando alla ricerca degli aspetti legati alla <strong>sostenibilità</strong>, nascosti tra le missioni aziendali, c’è un piccolo riquadro con un solo dato riferito al 2018 e legato a una ricerca universitaria: è riportato un <strong>90% di CO<sub>2</sub> in meno per prodotto</strong>. Dobbiamo però credergli sulla parola, perché <strong>non ci sono rimandi ai calcoli</strong>.</p>



<p>E l’approvvigionamento sostenibile delle materie prime, <strong>l’impatto idrico</strong>, le certificazioni di sostenibilità da parte di enti terzi, la riciclabilità degli imballaggi, le <strong>emissioni di carbonio</strong> per tonnellata di prodotto finito? Non ci sono menzioni. Si tratta di una <strong>multinazionale strutturata</strong>, dovrebbero esserci interi dossier <em>ad hoc</em>, invece sono riportate solo un paio di frasi dedicate all’impatto ambientale dell’azienda. <strong>Poche informazioni che si traducono in poca trasparenza</strong>, il che cozza con una realtà aziendale che si propone di “nutrire” un futuro migliore.</p>
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		<title>Le abitudini sostenibili dei giovani</title>
		<link>https://www.ecospiragli.it/2021/11/26/le-abitudini-sostenibili-dei-giovani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ecospiragli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Nov 2021 10:52:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[abitudini sostenibili]]></category>
		<category><![CDATA[comportamenti green]]></category>
		<category><![CDATA[sistemi filtraggio acqua]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le giovani generazioni, millennials e generazione z, sono sempre più impegnati a salvaguardare salute e ambiente e 8 su 10</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2021/11/26/le-abitudini-sostenibili-dei-giovani/">Le abitudini sostenibili dei giovani</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le giovani generazioni, millennials e generazione z, sono sempre più impegnati a salvaguardare salute e ambiente e <strong>8 su 10 sono interessati a tutto ciò che è “green”</strong>, a partire dalle modifiche delle proprie abitudini di consumo.</p>



<p>Una tendenza che emerge dai risultati di una ricerca da Toluna per il Gruppo Culligan, azienda leader nei sistemi di trattamento dell’acqua, intervistando per l&#8217;Italia mille partecipanti, appartenenti per metà alla Generazione Z (16-24 anni) e per metà ai Millennials (25-40 anni), su temi legati all&#8217;impatto ambientale dei comportamenti personali. Ne è emersa una platea di persone super attenta all&#8217;argomento.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Comportamenti sostenibili dei più giovani</strong></h3>



<p><strong>I giovani sono pronti a impegnarsi e già si comportano in modo virtuoso</strong>. In primis portano avanti una <strong>raccolta differenziata spinta</strong> (79% del campione), <strong>riciclano il più possibile</strong> (71%), <strong>spengono gli apparati elettronici</strong> quando non sono in uso (69%) e <strong>lasciano asciugare i vestiti naturalmente</strong> dopo il lavaggio senza ricorrere all’asciugatrice (64%). A completare il quadro c’è <strong>l’attenzione ai consumi idrici</strong>, con il 59% degli intervistati (nella Generazione Z si arriva al 65%) che utilizza una propria borraccia e il 37% che beve acqua del rubinetto per ridurre la plastica.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cibi e bevande</strong></h3>



<p>Anche le scelte a tavola sono influenzate da questa nuova coscienza che tutela ecosistema e salute. Come?  <strong>Le bevande gassate ora sono evitate </strong>dal 43% della Generazione Z e dal 46% dei Millennials, mentre un terzo complessivo del campione afferma di aver <strong>abbandonato snack e junk food</strong>. E nuovamente si riscontra la centralità del tema acqua, con la decisione di bere solo quella del<a href="https://www.ecospiragli.it/2020/03/24/bere-acqua-limportanza-di-quella-del-rubinetto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> rubinetto o filtrata</a> che è stata la terza opzione più indicata.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La centralità dell’acqua</strong></h3>



<p>Una fiducia nell&#8217;acqua che esce dai rubinetti di casa e nell&#8217;efficacia dei sistemi di filtrazione che i giovani hanno anche quando si tratta di riempire le proprie borracce, ormai onnipresenti in tutti gli spostamenti. <strong>Un 77% del campione incorona l&#8217;acqua del rubinetto come una fonte primaria</strong>. E anche i vari sistemi di filtrazione nel loro complesso (da quelli applicati al sistema idraulico e al rubinetto fino a quelli refrigeranti) rientrano tra le opzioni più considerate, soprattutto dalla Generazione Z (83%), ma anche dai Millennials (69%). Solo il 22% complessivo del campione afferma di bere anche l’acqua da bottiglie di plastica dalle proprie borracce.</p>



<p>Per dare ai giovani pieno accesso agli strumenti più evoluti e adatti alle loro caratteristiche Culligan ha lanciato sul mercato <strong>una innovativa formula abbonamento per l’acqua filtrata</strong>, così da andare incontro esigenze di coloro che vivono in affitto. Si chiama Culligan Intense ed è un sistema di filtrazione “smart”: di facile installazione, non richiede la sostituzione del rubinetto e si attiva con un semplice pulsante Bluetooth. Il costo? 19,90 euro al mese, con manutenzione e cambi filtri inclusi.</p>
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		<title>Radical Vegan: non c’è nulla di etico nella nuova campagna di PETA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ecospiragli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Nov 2021 11:14:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Stili di vita green]]></category>
		<category><![CDATA[carne bianche]]></category>
		<category><![CDATA[carni rosse]]></category>
		<category><![CDATA[deserti alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[vegan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Togliere la carne a chi ne mangia poca espone al rischio di carenze nutrizionali, e l’organizzazione indipendente Global Food Justice Alliance non ci sta.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Gli estremismi di solito non portano a nulla di giusto. E sembra andare in questa direzione l’attuale campagna dell’organizzazione no profit <strong>PETA</strong>, <em>People for the Ethical Treatment of Animals</em>.</p>



<p>Tutto è iniziato a fine settembre, quando Pinky Cole, la ristoratrice proprietaria di <strong>Slutty Vegan</strong>, una catena di ristoranti di hamburger vegani in Georgia, ha annunciato che avrebbe servito gratuitamente panini ripieni di pollo vegano e bratwurst per dare il via alla <strong>nuova campagna per la giustizia alimentare della PETA</strong>. Obiettivo della campagna: chiedere al governo americano sia di reindirizzare i sussidi per carne, uova e industria lattiero-casearia sia di promuovere nelle aree a basso reddito cibi vegani.</p>



<p>Un’iniziativa che porta a una serie di riflessioni sulle conseguenze, negative purtroppo. La prima protesta contro la campagna PETA è arrivata a stretto giro da <a href="https://www.globalfoodjustice.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Global Food Justice Alliance</strong></a>, un&#8217;organizzazione indipendente che basa la sua missione sul concetto di <strong>sovranità alimentare</strong>, ossia il diritto dei popoli di ottenere <strong>cibo sano e culturalmente appropriato</strong>, prodotto con metodi ecologicamente corretti e sostenibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le criticità della campagna PETA</strong></h2>



<p>“La campagna della PETA colpisce le persone e le comunità già a maggior rischio nutrizionale”, commentano da Global Food Justice Alliance: “Molte famiglie che vivono in aree a<strong> basso reddito </strong>non hanno accesso acibi sani. E <strong>promuovere cibi vegani altamente lavorati, meno nutrienti e più costosi svantaggia queste persone</strong>, che soffrono di carenze nutrizionali e altre malattie legate all&#8217;alimentazione. Invece <strong>l&#8217;accesso alla carne</strong>, nutriente e conveniente, promuove l&#8217;equità e la <strong>giustizia alimentare</strong>”.</p>



<p>In effetti, in natura non esiste il <strong>pollo vegano</strong>. Qualunque ingrediente vegetale possa essere stato usato per riprodurre il sapore della carne di pollo è <strong>altamente processato</strong>. Leggendo l’etichetta degli ingredienti di una <strong>finta carne</strong> che si trova al banco frigo di una nota catena di supermercati compaiono: legumi, funghi champignon, cocco raffinato, proteine di piselli, proteine di frumento, cipolle e cicoria, olio di colza, proteine di soia e farina di soia, spezie, metilcellulosa, sale, aromi, amido di piselli, estratto di lievito, fibra di bambù, radice di barbabietola, conservanti (sorbato di potassio, sodio acetato, aromi di fumo). Quanto ai <strong>valori nutrizionali</strong> i <strong>grassi saturi</strong> giocano la loro parte (9%) e poi ci sono <strong>carboidrati</strong> e <strong>zuccheri</strong>. Non una passeggiata di salute.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non togliamo la carne</h2>



<p><strong>La carne è uno degli alimenti meno calorici e più ricchi di nutrienti</strong>: fornisce proteine ​​​​e nutrienti essenziali come ferro, vitamina B12 e grassi essenziali che non sono disponibili nei vegetali o sono difficili da assorbire. Carne, latticini e uova ricchi di nutrienti sono essenziali nelle diete sane, certo vanno assunti nelle giuste quantità.</p>



<p>È giusto <strong>scoraggiare il consumo di carne tra chi ha un reddito più basso</strong> e magari vive nei cosiddetti food deserts,<strong> “</strong><a href="https://www.carnisostenibili.it/deserti-alimentari-quando-il-cibo-sano-non-e-per-tutti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>deserti alimentari</strong></a>”, ovvero quartieri/posti meno agiati in cui c’è<strong> minore disponibilità di alimenti salutari</strong>, perché mancano i supermercati che li vendono?</p>



<p><strong>Un conto è proporre cibi freschi e naturali</strong>, come frutta e verdura, un altro proporre <strong>cibi processati come i cibi vegani confezionati</strong>, tra cui la finta carne. Si stima che il tasso di sovrappeso/obesità in America sia del 70%: non è il risultato del <strong>consumo di carne</strong>, ma la conseguenza di consumare <strong>cibi troppo poveri di nutrienti e ultra-processati</strong> perché costano meno, perché sono disponibili ovunque e perché gustosi.</p>



<p>“<strong>Togliere la carne a chi ne mangia già poca aumenterà le conseguenze devastanti sulla salute</strong>, soprattutto per le donne e i bambini che sono particolarmente vulnerabili alle carenze di ferro e di vitamina B12”, concludono da <strong>Global Food Justice Alliance</strong>: “La carne è la migliore fonte di questi nutrienti. <strong>Le alternative a base vegetale non sono nutrizionalmente uguali alle proteine ​​di origine animale</strong> e possono essere due volte più costose.”</p>



<p>Al contrario, “quando le persone nei Paesi a basso reddito hanno più <strong>accesso alla carne</strong> e ad altri alimenti di origine animale, vivono <strong>vite più lunghe e più sane</strong>. Se unito al consumo giornaliero di <strong>verdure fresche</strong>, all’assenza di fumo, di alcool, al sonno e al movimento, non c&#8217;è differenza per le cause di mortalità tra onnivori e vegetariani”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2021/11/11/radical-vegan-non-ce-nulla-di-etico-nella-nuova-campagna-di-peta/">Radical Vegan: non c’è nulla di etico nella nuova campagna di PETA</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
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		<title>Ricaricare auto elettrica a casa: ecco cosa c’è da sapere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ecospiragli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 09:59:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ricarica auto elettrica a casa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le auto elettriche sono sempre più diffuse in Italia: una delle migliori alternative per ricaricare il proprio veicolo rimane sempre</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2021/10/12/ricaricare-auto-elettrica-a-casa-ecco-cosa-ce-da-sapere/">Ricaricare auto elettrica a casa: ecco cosa c’è da sapere</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le auto elettriche sono sempre più diffuse in Italia: una delle migliori alternative per ricaricare il proprio veicolo rimane sempre la rete domestica. Ecco, però, tutto quello che c’è da sapere sulla ricarica prima di acquistare un’auto elettrica</strong>.</h2>



<p>Ad oggi sono due i metodi per ricaricare un’automobile elettrica: le<strong> </strong><a href="https://www.se.com/it/it/product-range/60850-evlink-stazioni-di-ricarica-per-veicoli-elettrici%E2%80%8B/?parent-subcategory-id=80408&amp;filter=business-5-residenziale-e-terziario" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>colonnine ricarica auto elettriche ad alta tensione</strong></a><strong> o la ricarica casalinga a 220 V</strong>. Il secondo metodo è sicuramente più economico e conveniente, perchè è possibile ricaricare la propria auto mentre è parcheggiata a casa senza costi aggiuntivi. Individuato lo spazio idoneo, bisogna però accertarsi che l’impianto elettrico sia adeguato al compito.</p>



<p>Non si possono utilizzare le normali prese domestiche. Molti aggirano il problema acquistando dei <strong>caricatori portatili</strong> che si connettono alle prese tradizionali o Schuko. I caricatori, a seconda del modello, sono adattabili a connettori di tipo CHAdeMO o Type 2.</p>



<p>Sarebbe però ideale adattare il punto prescelto con prese industriali CEE, capaci di resistere al freddo più estremo ed evitare ogni disconnessione accidentale. Le <strong>prese industriali</strong> (in particolare quelle convenzionalmente di colore blu) sono capaci di gestire la normale tensione domestica da 220 V. Le prese industriali possono essere collegate, per maggiore sicurezza, a delle apposite <strong>Wallbox domestiche</strong>. Tali apparecchi sono configurati per gestire cali di tensione e per evitare che il consumo influisca sulle normali attività della casa.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sono necessarie speciali autorizzazioni?</strong></h3>



<p>Sono molti gli automobilisti che si interrogano sul bisogno di <strong>richiedere autorizzazioni speciali per la ricarica domestica</strong>. È importante iniziare a chiarire che la ricarica domestica, se implementata secondo le disposizioni di legge, è considerata <strong>un’attività non rischiosa</strong>. In particolare non c’è il concreto pericolo di incorrere in incendi o altre situazioni di pericolo.</p>



<p>Quindi <strong>non è necessario richiedere alcuna autorizzazione</strong> per l’installazione di uno slot adibito a ricarica elettrica. Per beneficiare di tale normativa è però importante non modificare l’impianto elettrico preesistente. L’installatore, inoltre, deve rilasciare un <strong>certificato di conformità</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Obbligatorietà dello slot di ricarica</strong></h3>



<p>La legge italiana è andata anche oltre: il regolamento edilizio nazionale prevede che dal 2020 negli edifici di nuova costruzione sarà <strong>obbligatorio predisporre uno slot per la ricarica di auto elettriche</strong>. In caso contrario potrebbe essere negato il titolo abitativo edilizio. Nella norma rientrano <strong>tutti i nuovi edifici con superficie maggiore ai 500 metri quadri o dalle 10 unità abitative in su.</strong><br><br>Questo obbligo è previsto anche per tutti gli edifici che vengono radicalmente ristrutturati. Gli edifici residenziali dovrebbero, quindi, adattare eventuali box auto o parcheggi sotterranei. Gli edifici non residenziali (uffici, ad esempio) devono prevedere l’installazione di una colonnina esterna.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>In quanto tempo si ricarica un’auto elettrica?</strong></h3>



<p>A patto che sia stato installato un impianto a norma di legge, è lecito chiedersi qual è il tempo di ricarica per i veicoli elettrici. Naturalmente dipende dal modello e dal costruttore: una stima indicativa, però, segnala come possano essere necessarie dalle 8 alle 12 ore. Dopo un ciclo di ricarica notturna, l’auto sarà al massimo dell’autonomia alla mattina.</p>
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		<title>Metano, alla ricerca delle sue principali emissioni</title>
		<link>https://www.ecospiragli.it/2021/09/07/metano-alla-ricerca-delle-sue-principali-emissioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ecospiragli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Sep 2021 09:19:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[cause inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamneto atmosferico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il metano, potente gas serra le cui emissioni sono generalmente associate al settore zootecnico, invade indisturbato i cieli europei giungendo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2021/09/07/metano-alla-ricerca-delle-sue-principali-emissioni/">Metano, alla ricerca delle sue principali emissioni</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
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<p>Il metano, potente gas serra le cui emissioni sono generalmente associate al settore zootecnico, invade indisturbato i cieli europei giungendo però da ben altre fonti.<br>Invisibili e molto inquinanti: sono queste le caratteristiche che accomunano le numerose <strong>fughe di metano</strong> che avvengono nelle <strong>infrastrutture di gas</strong> presenti in tutta Europa, Italia compresa. Un fenomeno preoccupante per l’alto <strong>impatto ambientale</strong> e documentato con una termocamera a infrarossi dall’Ong <strong>Clean Air Task Force</strong>.</p>



<p>Non episodi sporadici, ma un <em>modus operandi</em> consolidato, legato a <strong>guasti, perdite delle valvole, scarse manutenzioni degli impianti</strong> o alla pratica del “<strong>venting</strong>”, ossia dell’emissione volontaria e controllata dei gas da siti produttivi e di stoccaggio. Eppure, il metano ha un effetto serra circa 25 volte maggiore (dati IPCC) rispetto all’anidride carbonica nei primi 20 anni dopo l&#8217;emissione e queste ultime sono responsabili all’incirca del <strong>25% del surriscaldamento globale</strong>. Un fenomeno grave e causato dai <strong>combustibili fossili</strong>, ben diverso dal <strong>ciclo biogenico del carbonio</strong> <a href="https://www.carnisostenibili.it/effetto-serra-il-bestiame-e-il-meno-responsabile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legato agli animali da allevamento</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perdite e sfiati</strong></h2>



<p>Sono <strong>oltre 200 i siti dislocati in</strong> <strong>sette Paesi dell’Unione europea</strong> analizzati da Clean Air Task Force, da cui sono emerse <strong>perdite di metano</strong> filmate con una telecamera termica a infrarossi. Immagini che non lasciano dubbi. <strong>Sotto accusa sono finiti 123 siti di stoccaggio e raffinerie di petrolio e gas </strong>presenti in Austria, Repubblica Ceca, Germania, Ungheria, Italia, Polonia e Romania. Lungo l’intera filiera produttiva e di trasporto-stoccaggio degli idrocarburi si verificano nocive emissioni o <strong>sfiati di rilevanti concentrazioni di metano in atmosfera</strong>. Una problematica lasciata irrisolta per anni, considerando che <strong>finora l’UE non ha regolamentato le emissioni di metano nel settore energetico</strong>, quindi le aziende che gestiscono i siti esaminati dall’Ong non stanno violando le leggi. Lo scorso ottobre, <strong>Bruxelles ha avvisato le compagnie energetiche che sarebbero state soggette a nuove regole sulle fughe di gas</strong>, invitandole a istituire programmi di rilevamento e riparazione delle perdite per trovarsi pronte ad affrontare la nuova strategia sul metano europea, volta a ridurre le emissioni di questo gas-serra. <strong>Regole che dovrebbero arrivare entro la fine del 2021</strong>, anche se è improbabile che entreranno in vigore prima del 2023. È bene sottolineare che per il metano disperso in atmosfera è quasi impossibile risalire a una fonte specifica di provenienza, quindi per far sì che le emissioni siano arginate <strong>è fondamentale orientarsi verso un monitoraggio accurato dei punti di emissione</strong>.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Il problema del riscaldamento</h2>



<p><strong>Il periodo 2011-2020 è stato il decennio più caldo mai registrato</strong>, con una temperatura media globale di 1,1°C al di sopra dei livelli preindustriali nel 2019, secondo i dati <strong>Copernicus Climate Change Service</strong>, il programma europeo di osservazione della Terra che attraverso i satelliti elabora e divulga dati sullo stato di salute del globo.</p>



<p>Il <strong>riscaldamento globale</strong> legato alle azioni antropiche è attualmente <strong>in aumento a un ritmo di 0,2°C per decennio</strong>, il che è associato a gravi impatti negativi sull&#8217;ambiente naturale e sulla salute: le <strong>manifestazioni climatiche sempre più estreme</strong> degli ultimi anni sono una piccola dimostrazione del potenziale catastrofico legato a questa problematica.</p>



<p>La comunità internazionale ha riconosciuto la necessità di limitare il riscaldamento del Pianeta a massimo 1,5°C, ma <strong>le dispersioni di metano non aiutano</strong>, anzi. La soluzione? In prima battuta <strong>riparare le perdite e aggiustare i macchinari difettosi</strong>. Se finora non è stato fatto e si sono tollerate pratiche inquinanti pesanti, note e generalizzate, ora <strong>è tempo di regolamentare il settore</strong> perché il metano è un potente gas a effetto serra.</p>



<p>In altre parole, <strong>invece di attaccare sempre gli allevamenti, è tempo di orientarsi verso le vere origini di emissioni di metano</strong>. Che, al contrario di quanto succede in ambito agricolo e zootecnico, non rientrano neppure nel cosiddetto <strong>ciclo biogenico del carbonio</strong>. Infatti, quando si parla di emissioni di metano, ricordiamolo, <a href="https://www.carnisostenibili.it/emissioni-di-metano-il-bestiame-come-parte-della-soluzione-climatica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il bestiame può essere parte della soluzione climatica</a>.</p>



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<iframe title="Emissioni di metano: il bestiame è parte della soluzione climatica" width="810" height="456" src="https://www.youtube.com/embed/FvdCUWjip8k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
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<p>Anna Simone</p>



<hr class="wp-block-separator"/>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2021/09/07/metano-alla-ricerca-delle-sue-principali-emissioni/">Metano, alla ricerca delle sue principali emissioni</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
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