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Radical Vegan: non c’è nulla di etico nella nuova campagna di PETA

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Gli estremismi di solito non portano a nulla di giusto. E sembra andare in questa direzione l’attuale campagna dell’organizzazione no profit PETA, People for the Ethical Treatment of Animals.

Tutto è iniziato a fine settembre, quando Pinky Cole, la ristoratrice proprietaria di Slutty Vegan, una catena di ristoranti di hamburger vegani in Georgia, ha annunciato che avrebbe servito gratuitamente panini ripieni di pollo vegano e bratwurst per dare il via alla nuova campagna per la giustizia alimentare della PETA. Obiettivo della campagna: chiedere al governo americano sia di reindirizzare i sussidi per carne, uova e industria lattiero-casearia sia di promuovere nelle aree a basso reddito cibi vegani.

Un’iniziativa che porta a una serie di riflessioni sulle conseguenze, negative purtroppo. La prima protesta contro la campagna PETA è arrivata a stretto giro da Global Food Justice Alliance, un’organizzazione indipendente che basa la sua missione sul concetto di sovranità alimentare, ossia il diritto dei popoli di ottenere cibo sano e culturalmente appropriato, prodotto con metodi ecologicamente corretti e sostenibili.

Le criticità della campagna PETA

“La campagna della PETA colpisce le persone e le comunità già a maggior rischio nutrizionale”, commentano da Global Food Justice Alliance: “Molte famiglie che vivono in aree a basso reddito non hanno accesso acibi sani. E promuovere cibi vegani altamente lavorati, meno nutrienti e più costosi svantaggia queste persone, che soffrono di carenze nutrizionali e altre malattie legate all’alimentazione. Invece l’accesso alla carne, nutriente e conveniente, promuove l’equità e la giustizia alimentare”.

In effetti, in natura non esiste il pollo vegano. Qualunque ingrediente vegetale possa essere stato usato per riprodurre il sapore della carne di pollo è altamente processato. Leggendo l’etichetta degli ingredienti di una finta carne che si trova al banco frigo di una nota catena di supermercati compaiono: legumi, funghi champignon, cocco raffinato, proteine di piselli, proteine di frumento, cipolle e cicoria, olio di colza, proteine di soia e farina di soia, spezie, metilcellulosa, sale, aromi, amido di piselli, estratto di lievito, fibra di bambù, radice di barbabietola, conservanti (sorbato di potassio, sodio acetato, aromi di fumo). Quanto ai valori nutrizionali i grassi saturi giocano la loro parte (9%) e poi ci sono carboidrati e zuccheri. Non una passeggiata di salute.

Non togliamo la carne

La carne è uno degli alimenti meno calorici e più ricchi di nutrienti: fornisce proteine ​​​​e nutrienti essenziali come ferro, vitamina B12 e grassi essenziali che non sono disponibili nei vegetali o sono difficili da assorbire. Carne, latticini e uova ricchi di nutrienti sono essenziali nelle diete sane, certo vanno assunti nelle giuste quantità.

È giusto scoraggiare il consumo di carne tra chi ha un reddito più basso e magari vive nei cosiddetti food deserts,deserti alimentari”, ovvero quartieri/posti meno agiati in cui c’è minore disponibilità di alimenti salutari, perché mancano i supermercati che li vendono?

Un conto è proporre cibi freschi e naturali, come frutta e verdura, un altro proporre cibi processati come i cibi vegani confezionati, tra cui la finta carne. Si stima che il tasso di sovrappeso/obesità in America sia del 70%: non è il risultato del consumo di carne, ma la conseguenza di consumare cibi troppo poveri di nutrienti e ultra-processati perché costano meno, perché sono disponibili ovunque e perché gustosi.

Togliere la carne a chi ne mangia già poca aumenterà le conseguenze devastanti sulla salute, soprattutto per le donne e i bambini che sono particolarmente vulnerabili alle carenze di ferro e di vitamina B12”, concludono da Global Food Justice Alliance: “La carne è la migliore fonte di questi nutrienti. Le alternative a base vegetale non sono nutrizionalmente uguali alle proteine ​​di origine animale e possono essere due volte più costose.”

Al contrario, “quando le persone nei Paesi a basso reddito hanno più accesso alla carne e ad altri alimenti di origine animale, vivono vite più lunghe e più sane. Se unito al consumo giornaliero di verdure fresche, all’assenza di fumo, di alcool, al sonno e al movimento, non c’è differenza per le cause di mortalità tra onnivori e vegetariani”.

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