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	<title>plant based Archivi - Ecospiragli di Anna Simone</title>
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	<description>Una finestra sull&#039;ecologia e sull&#039;ambiente</description>
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		<title>Alimenti plant based: le critiche degli ambientalisti</title>
		<link>https://www.ecospiragli.it/2021/11/30/alimenti-plant-based-le-critiche-degli-ambientalisti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ecospiragli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 06:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[carne vegana]]></category>
		<category><![CDATA[finta carne]]></category>
		<category><![CDATA[plant based]]></category>
		<category><![CDATA[proteine vegetali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le aziende che hanno investito in prodotti a base di proteine vegetali non sarebbero abbastanza sostenibili e trasparenti sulle loro emissioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2021/11/30/alimenti-plant-based-le-critiche-degli-ambientalisti/">Alimenti plant based: le critiche degli ambientalisti</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dalla <strong>finta carne</strong> alle finte uova. Ce ne sono a iosa di cibi a base di proteine vegetali che richiamano il sapore di quelle di origine animale. Stiamo vivendo un pieno boom e gli scaffali dei supermercati che aumentano di mese in mese lo spazio dedicato al settore <strong>vegan</strong> ne sono una lampante dimostrazione. Eppure ci sono delle criticità: <strong>lo scenario non è così a impatto zero come sembra</strong>. Colpa delle aziende che hanno investito in questo business avvolto dall’alone green, ma non sulla propria sostenibilità ambientale.</p>



<p>Secondo Boston Consulting Group, società di consulenza strategica, i consumi di prodotti alternativi a quelli di origine animale arriveranno a 97 milioni di tonnellate l’anno, sostituendo l’11% degli acquisti attuali, per <strong>un</strong> <strong>fatturato globale di 290 miliardi di dollari nel 2035</strong>. Non bruscolini. Tutto bene dunque? Sul fronte green no.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>I prodotti a base vegetale non sono sempre green</strong></h3>



<p>In un recente articolo del New York Times si punta il dito contro le realtà industriali legate al mercato dei <strong>prodotti a base vegetale</strong>, capaci sì di riproporre almeno in parte gli iconici sapori tradizionali della vera carne &#8211; dal pollo alla bistecca, senza tralasciare l’hamburger- ma non di salvaguardare l’ecosistema. Il problema è che queste aziende <strong>non sono trasparenti sulle emissioni</strong>, quindi <strong>non c’è certezza sulla reale sostenibilità ambientale</strong> della loro offerta di referenze. In soldoni, proporre <strong>cibi vegetali alternativi alla carne</strong> non si traduce in automatico in un minor tasso di inquinamento.</p>



<p>&#8220;Non abbiamo informazioni sufficienti per affermare che Beyond Meat, azienda alimentare <em>plant-based</em><strong>,</strong> sia diversa da JBS, la più grande azienda di lavorazione della carne nel mondo &#8220;, ha affermato <strong>Roxana Dobre</strong>, manager della ricerca sui beni di consumo di <strong>Sustainalytics</strong>, società che valuta la sostenibilità delle aziende in base al loro impatto ambientale&#8221;.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le aziende che puntano sul vegetale non sono sempre trasparenti</strong></h3>



<p>Di primo acchito sembra logico ritenere che le realtà aziendali alimentari <strong>plant based</strong> siano più sostenibili a livello ambientale rispetto ai trasformatori di <strong>carne</strong>. Di fatto <strong>né Beyond Meat né</strong> <strong>Impossible Foods</strong>, sua maggiore concorrente, <strong>rivelano la quantità totale di emissioni di gas serra generata dai loro cibi “veg”</strong> in tutti gli step di produzione o lungo le filiere di approvvigionamento. Inoltre, <strong>non sono pubblici nemmeno i loro impatti sulle foreste, né tantomeno il loro consumo idrico</strong>.</p>



<p>Incredibile, ma vero. Basta andare sul sito internet delle aziende in questione per farsi un’idea più precisa. Prendiamo la prima azienda citata, nota in tutto il mondo. Compare subito l’invito a <strong>proteggere il pianeta</strong> e sono presenti molte caratteristiche sui prodotti, incluse le liste degli ingredienti. Queste ultime sono lunghissime, ad esempio <strong>per le salsicce plant-based abbiamo contato 29 voci di ingredientistica, nel caso dei veg-burger 22</strong>, le altre referenze viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda.</p>



<p>Andando alla ricerca degli aspetti legati alla <strong>sostenibilità</strong>, nascosti tra le missioni aziendali, c’è un piccolo riquadro con un solo dato riferito al 2018 e legato a una ricerca universitaria: è riportato un <strong>90% di CO<sub>2</sub> in meno per prodotto</strong>. Dobbiamo però credergli sulla parola, perché <strong>non ci sono rimandi ai calcoli</strong>.</p>



<p>E l’approvvigionamento sostenibile delle materie prime, <strong>l’impatto idrico</strong>, le certificazioni di sostenibilità da parte di enti terzi, la riciclabilità degli imballaggi, le <strong>emissioni di carbonio</strong> per tonnellata di prodotto finito? Non ci sono menzioni. Si tratta di una <strong>multinazionale strutturata</strong>, dovrebbero esserci interi dossier <em>ad hoc</em>, invece sono riportate solo un paio di frasi dedicate all’impatto ambientale dell’azienda. <strong>Poche informazioni che si traducono in poca trasparenza</strong>, il che cozza con una realtà aziendale che si propone di “nutrire” un futuro migliore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2021/11/30/alimenti-plant-based-le-critiche-degli-ambientalisti/">Alimenti plant based: le critiche degli ambientalisti</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
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