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	<title>inquinamento aria Archivi - Ecospiragli di Anna Simone</title>
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	<description>Una finestra sull&#039;ecologia e sull&#039;ambiente</description>
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	<title>inquinamento aria Archivi - Ecospiragli di Anna Simone</title>
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		<title>Inquinamento atmosferico, gli allevamenti sono un falso nemico da combattere</title>
		<link>https://www.ecospiragli.it/2020/05/25/inquinamento-atmosferico-allevamenti-falso-nemico-da-combattere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ecospiragli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2020 09:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento ambientale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per vincere aiuta avere una strategia e conoscere il nemico. La lotta all’inquinamento atmosferico è una battaglia su cui dobbiamo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2020/05/25/inquinamento-atmosferico-allevamenti-falso-nemico-da-combattere/">Inquinamento atmosferico, gli allevamenti sono un falso nemico da combattere</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
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<p>Per vincere aiuta avere una strategia e conoscere il nemico. La lotta all’inquinamento atmosferico è una battaglia su cui dobbiamo avere la meglio a tutti i costi, suppongo che molti di voi siano d’accordo con me. Questo post nasce da una riflessione: nei giorni scorsi ho letto numerosi articoli di giornale legati a dei <a rel="noreferrer noopener" aria-label="report dell’Ispra (apre in una nuova scheda)" href="https://www.isprambiente.gov.it/it/events/il-quadro-emissivo-in-italia" target="_blank">report dell’Ispra</a> (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), <strong>sull’inquinamento atmosferico causato in primis dagli allevamenti</strong>, mi riferisco alla descrizione dello stato emissivo nazionale fornita dal National Inventory Report 2020 e dall’Informative Inventory Report 2020, presentati di recente. <br><strong>La notizia è falsa. I dati emersi non ci dicono che gli allevamenti animali sono la causa principale della cattiva qualità aria.</strong> Purtroppo, scrivere e leggere news non corrispondenti al vero sono azioni che alterano la visione della realtà e danneggiano eventuali strategie per arginare le cause effettive dell’aria malsana.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che
cos’è l’inquinamento atmosferico</strong></h2>



<p>Parto dall’inizio, così che possiate farvi un’idea precisa. “L&#8217;inquinamento dell&#8217;aria è dato dalla contaminazione dell&#8217;ambiente indoor o outdoor da parte di agenti chimici, fisici o biologici che modificano le caratteristiche naturali dell&#8217;atmosfera. <strong>Gli apparecchi per il riscaldamento delle case, i motori dei veicoli, gli impianti industriali e gli incendi boschivi sono comuni sorgenti di inquinamento atmosferico</strong>. Tra gli inquinanti di grande interesse per la salute pubblica spiccano il particolato (PM10), il monossido di carbonio (CO), l&#8217;ozono (O<sub>3</sub>), il biossido di azoto (NO<sub>2</sub>) e quello di zolfo (SO<sub>2</sub>)”, spiegano dall’Ispra.<br>Gli studi scientifici hanno messo in evidenza che l&#8217;inquinamento atmosferico danneggia sia la salute umana sia l&#8217;ambiente: lo sappiamo da tempo, anche se solo di recente è rientrato nelle problematiche internazionali da risolvere o per lo meno contrastare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Inquinamento atmosferico in Italia</h2>



<p><strong>In Italia, le emissioni di molti inquinanti atmosferici sono diminuite notevolmente negli ultimi decenni</strong>, con conseguente miglioramento della qualità dell&#8217;aria; tuttavia, le concentrazioni di inquinanti atmosferici sono ancora troppo elevate e i problemi di qualità dell&#8217;aria persistono. <br> Perché? Direte voi.<br> “Questo accade anche perché il rapporto tra emissioni (ciò che esce dai tubi di scappamento delle automobili o dai camini di case e industrie) e concentrazioni in atmosfera degli inquinanti (che descrivono la qualità dell&#8217;aria che effettivamente respiriamo) non è diretto e lineare: <strong>la concentrazione osservata e la sua variabilità nel tempo e nello spazio dipendono infatti, oltre che dal carico emissivo, da altri fattori, legati alla meteorologia e alla reattività chimica delle specie emes</strong>se. Questo vale ad esempio per PM10, O<sub>3</sub>, NO<sub>2</sub> che, in parte o interamente, si formano in atmosfera a partire da altre sostanze dette &#8220;precursori&#8221;.</p>



<p>Quindi gli esperti del settore devono stimare le emissioni (attraverso gli inventari delle emissioni in atmosfera), e <strong>misurare le concentrazioni per valutare la qualità dell&#8217;aria in modo da poter studiare i fenomeni e pianificare una serie di misure</strong> e azioni da intraprendere con dei piani e dei programmi di risanamento della qualità dell&#8217;aria.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="800" height="533" src="https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2020/05/inquinamento-atmoferico-cause.jpg" alt="inquinamento aria cause" class="wp-image-11191" srcset="https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2020/05/inquinamento-atmoferico-cause.jpg 800w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2020/05/inquinamento-atmoferico-cause-300x200.jpg 300w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2020/05/inquinamento-atmoferico-cause-768x512.jpg 768w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2020/05/inquinamento-atmoferico-cause-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le
maggiori fonti di inquinamento atmosferico nel nostro Paese</strong></h2>



<p>È importante individuare le cause esatte per risolvere il problema della cattiva qualità dell’aria che respiriamo tutti noi.<br>La classifica delle principali fonti di inquinamento nel Belpaese varia a seconda dell’inquinante che si considera. <strong>Tra le principali fonti emissive dei più diffusi inquinanti spiccano </strong>quelli che seguono (dati Italian Emission Inventory 1990-2018. Informative Inventory Report 2020).</p>



<p><strong>NOx (Ossidi di azoto): </strong>la <strong>principale
fonte di emissioni è il trasporto su strada</strong> (circa il 43% nel 2018), che
mostra una riduzione del 71% tra il 1990 e il 2018; le altre sorgenti mobili
nel 2018 contribuiscono alle emissioni totali per il 19% e si sono ridotte del
51% dal 1990. La <strong>produzione di energia e
l’industria</strong> mostrano una diminuzione di circa il 91% e il 77%,
rispettivamente, con una quota sul totale di circa il 6% e il 9% nel 2018. Tra
i settori interessati, l’unico che evidenzia <strong>un aumento delle emissioni è rappresentato dal riscaldamento</strong> che
mostra un aumento del 36%, pari al 13% del totale. </p>



<p><strong>COVNM (Composti Organici Volatili
diversi dal metano): </strong>sono, insieme
agli NOx, tra i principali precursori dell’ozono (O3) e del materiale
particolato (PM). <strong>La principale sorgente
dei COVNM è costituita dall’uso dei solventi, anche a livello domestico</strong>. Il
trend delle emissioni mostra una riduzione di circa il 54% tra il 1990 e il 2018,
da 1.965 Gg a 913 Gg. L’uso di solventi è la principale fonte di emissioni,
contribuendo al totale con il 39% e mostrando una diminuzione di circa il 41%
rispetto al 1990. Le emissioni da riscaldamento, pari al 19% del totale nel
2018, mostrano il maggiore aumento (71%). <strong>Le
emissioni provenienti dall’agricoltura diminuiscono di circa il 10%</strong> e sono
pari al 15% del totale nazionale nel 2018. Le principali riduzioni riguardano
il settore dei trasporti su strada (-85%), che rappresenta il 12% del totale e
il settore dell’estrazione e distribuzione di combustibili (-60%), che
rappresentano solo il 4%. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>PM10 (Materiale Particolato &lt;10µm)
primario</strong></h2>



<p>Le
emissioni nazionali di PM10 mostrano un andamento decrescente nel periodo
1990-2018, da 296 Gg a 177 Gg con una riduzione di circa il 40%. La <strong>principale fonte di emissioni è costituita
dal riscaldamento</strong> (54% nel 2018), che è l’unico settore che aumenta le
proprie emissioni, di circa il 41%, a causa dell’aumento della combustione di
legna per il riscaldamento residenziale. Il <strong>trasporto stradale rappresenta il 12% delle emissioni totali</strong> nel
2018 (trasporti –nei grafici-comprende navi e aerei) e diminuisce del 64% a
causa dell’introduzione delle pertinenti direttive europee che controllano e
limitano le emissioni di PM dalle automobili.</p>



<p>Nel 2018 le altre sorgenti mobili, pari al 5% del totale, mostrano una riduzione di circa il 72% in considerazione dell’attuazione delle direttive europee in materia di macchinari. Le<strong> emissioni della combustione nell’industria </strong>rappresentano circa il 4% del totale e diminuiscono di circa il 71%. Le emissioni dei processi industriali, che rappresentano l’8% del totale, nel 2018 diminuiscono di circa il 49% rispetto al 2018. Il calo maggiore (-98%) si osserva nelle emissioni derivanti dalla produzione di energia, il cui contributo alle emissioni totali è quasi irrilevante nel 2018 e inferiore all’1%.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="983" height="715" src="https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2020/05/inquinamento-aria-rimedi.jpg" alt="" class="wp-image-11192" srcset="https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2020/05/inquinamento-aria-rimedi.jpg 983w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2020/05/inquinamento-aria-rimedi-300x218.jpg 300w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2020/05/inquinamento-aria-rimedi-768x559.jpg 768w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2020/05/inquinamento-aria-rimedi-90x65.jpg 90w" sizes="(max-width: 983px) 100vw, 983px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le
emissioni nel settore agricolo e degli allevamenti sono diminuite </strong></h2>



<p>La parola chiave è il verbo diminuire, non aumentare come è comparso nel titolo di vari articoli di giornale. Nel focus sulle emissioni di agricoltura e allevamenti dei report presentati dall’Ispra si fa riferimento ai gas serra e quindi alla riduzione in termini di CO<sub>2</sub> equivalente.<br><strong>Dal 1990 le emissioni sono scese del 13%</strong> per la riduzione del numero dei capi, delle superfici e produzioni agricole, dell’uso dei fertilizzanti sintetici e dei cambiamenti nei metodi di gestione delle deiezioni. <br> “Il fattore maggiormente trainante è stato la sostanziale <strong>riduzione del numero dei capi, in particolare delle categorie animali (bovini e suini) che contribuiscono maggiormente alle emissioni di gas serra</strong>: vacche da latte (-36%), altri bovini (-17%) e scrofe (-14%), mentre gli altri suini sono aumentati (+4%). <strong>Altri fattori che hanno inciso sulle variazioni sono stati i cambiamenti nella gestione dei ricoveri e degli stoccaggi</strong>. Nel primo caso, ciò ha determinato una variazione nella produzione dei reflui zootecnici per i bovini, con una riduzione della produzione di liquami (dovuto probabilmente a un minore uso di lettiera o minore uso di acqua), che sono maggiormente emissivi in riferimento al metano. Nel secondo caso, la diffusione dei digestori anaerobici per la produzione di biogas a scopi energetici, ha contribuito alla riduzione delle emissioni”, spiegano dall’Ispra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Emissioni legate ai terreni agricoli</h2>



<p>Per quanto riguarda le emissioni dai suoli agricoli, oltre alla riduzione del numero dei capi, hanno contribuito due altri fattori. Da una parte, <strong>la riduzione dell’uso dei fertilizzanti chimici</strong> (-41% rispetto al 1990), che sarà stato anche determinato dalla riduzione delle superfici e produzioni agricole, e dall’altra, la <strong>riduzione delle emissioni di ammoniaca</strong>, dovuta alla diffusione delle tecniche di riduzione delle emissioni in particolare nelle fasi di stoccaggio e spandimento dei reflui zootecnici, che ha contribuito alla riduzione delle emissioni indirette di protossido di azoto. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="980" height="717" src="https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2020/05/inquinamento-report-ispra.jpg" alt="" class="wp-image-11193" srcset="https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2020/05/inquinamento-report-ispra.jpg 980w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2020/05/inquinamento-report-ispra-300x219.jpg 300w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2020/05/inquinamento-report-ispra-768x562.jpg 768w, https://www.ecospiragli.it/wp-content/uploads/2020/05/inquinamento-report-ispra-90x65.jpg 90w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione personale</h2>



<p>In
estrema sintesi, <strong>non è vero che gli
allevamenti intensivi sono tra le cause principali dell’inquinamento
atmosferico</strong>. Affermare questo significa affrontare il problema della
cattiva qualità aria con un preconcetto. Bisogna partire dai dati e i dati dei
Rapporti dell’Ispra ci dicono che <strong>nel
settore agricolo le emissioni prodotte costituiscono solo il 7% delle emissioni
di gas serra, circa 30 milioni di tonnellate di CO<sub>2</sub> equivalente</strong>.
La maggior parte di queste (cioè di questo 7%) deriva dagli allevamenti, in
particolare dalle categorie di bestiame bovino e suino, mentre il rimanente
proviene dall’uso dei fertilizzanti sintetici.</p>



<p><em>Anna Simone</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2020/05/25/inquinamento-atmosferico-allevamenti-falso-nemico-da-combattere/">Inquinamento atmosferico, gli allevamenti sono un falso nemico da combattere</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
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		<title>Cause infarto, attenzione all&#8217;inquinamento atmosferico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ecospiragli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Dec 2018 19:17:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[cause infarto]]></category>
		<category><![CDATA[cielo]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento ambientale]]></category>
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		<category><![CDATA[malattie cardiovascolari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non ci sono buone notizie: un recente studio dell&#8217;Università Statale di Milano dimostra la relazione fra l&#8217;esposizione annuale alle polveri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2018/12/17/cause-infarto-attenzione-allinquinamento-atmosferico/">Cause infarto, attenzione all&#8217;inquinamento atmosferico</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non ci sono buone notizie: un recente studio dell&#8217;Università Statale di Milano dimostra la relazione fra l&#8217;esposizione annuale alle polveri sottili e il possibile sviluppo di malattie cardiovascolari. Già l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità, rifacendosi a un&#8217;ampia letteratura internazionale, ha incluso l&#8217;inquinamento ambientale tra le principali cause di mortalità prevenibile, questo studio è un tassello aggiunto a un quadro non rassicurante.</p>
<p>L&#8217;esposizione all&#8217;inquinamento ambientale e al PM (particolato atmosferico), derivati soprattutto da veicoli, pneumatici e combustioni, è associata a una maggiore percentuale di patologie cardiovascolari, ad esempio <strong>l&#8217;infarto del miocardio, l&#8217;ictus cerebrale, lo scompenso cardiaco e le aritmie</strong>, tutte malattie il cui sviluppo è strettamente legato anche all&#8217;obesità, condizione fisica che rende le persone più suscettibili alle malattie cardiovascolari.</p>
<p>Lo studio ha rilevanza scientifica e sono si tratta di allarmismi ingiustificati, infatti è stato pubblicato sulla rivista di settore European Journal of Preventive Cardiology: c’è una r<strong>elazione fra l&#8217;esposizione annuale al PM10 e i livelli circolanti di PCSK9</strong>, proteina convertasi subtilisina/kexina di tipo 9 che, oltre a essere il principale regolatore della colesterolemia LDL, rappresenta anche un possibile fattore di rischio cardiovascolare.</p>
<p>In particolare il team di ricercatori Valentina Bollati e Angela Pesatori, del dipartimento di Scienze cliniche e di comunità, e Alberto Corsini e Massimiliano Ruscica, del dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari, oltre ad altri giovani ricercatori dell’Università Statale – ha preso in considerazione<strong> la concentrazione nel sangue di PCSK9 in 500 soggetti sovrappeso,</strong> il cui rischio cardiovascolare è stato valutato con un algoritmo ad hoc &#8211; il Framingham Risk Score – dimostrando che in questi individui l&#8217;aumento dei livelli di PCSK9 e dei valori del Framingham Risk Score sono associati all&#8217;esposizione annuale ai valori di PM10.<br />
Ma non finisce qui. Dallo studio emerge che fra i soggetti presi in esame <strong>l&#8217;effetto è particolarmente significativo nei soggetti con meno infiammazione</strong>, cioè quelli che avevano un livello di interferone-γ basso.</p>
<p><strong>Cosa possiamo fare?</strong> Inquinare meno, a partire dalle nostre piccole azioni quotidiane perché tutti siamo responsabili dello stato attuale dell’ambiente, mangiare sano e fare un minimo di attività fisica. Possono sembrare consigli banali, ma pensiamo solo a tutte le volte che la pigrizia non ci fa fare una minuziosa raccolta differenziata oppure ci boicotta una semplice passeggiata…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ecospiragli.it/2018/12/17/cause-infarto-attenzione-allinquinamento-atmosferico/">Cause infarto, attenzione all&#8217;inquinamento atmosferico</a> proviene da <a href="https://www.ecospiragli.it">Ecospiragli di Anna Simone</a>.</p>
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